L’approccio di “Popoli in Arte” nei confronti della guerra in Ucraina ha cercato di essere molto laico guidato, tuttavia, dalla profonda convinzione che l’uso della violenza è male in sé e che, dopo le stragi della Seconda Guerra mondiale
non è mai modo per la risoluzione dei conflitti.
Pertanto, per noi l’identità della nazione ucraina è una questione degli Ucraini e l’identità russa è una questione dei Russi senza interferenze di terzi. Ciò non ci rende ciechi del fatto che in quel lembo di terra per molti secoli
spazio di un impero multietnico quale è stato prima quello zarista e poi quello sovietico voler distinguere le due nazionalità e dividersi la terra su questa base è molto difficile perché secoli di intrecci culturali e proprio genealogici
difficilmente lo permettono. Per quello che ci riguarda non è una questione di terzi.
Inoltre, fin dall’inizio noi abbiamo valutato che in Ucraina si combattono contemporaneamente diverse guerra: una guerra interna tra Ucraini Ucraini e Ucraini Russi, tra Ucraini e Russi, tra Russi ed occidentali e tra Cinesi e Nordamericani
per procura, oltre ad essere diventato in questi anni luogo di sperimentazione ed uso massiccio delle nuove armi che sono i droni. L’Ucraina ha subito molte più distruzioni fisiche di edifici ed infrastrutture che la Russia non solo
industriali, strategiche e logistiche ma anche di edifici privati con un bilancio di mezzo milione di morti, la Russia ha perso un milione di uomini, ma ha avuto meno distruzioni perché la guerra la si sta combattendo soprattutto
su suolo ucraino perché c’è stata una invasione russa in Ucraina nel 2022.
Tutta questa premessa di quadro, che si espone e si confronta con letture diverse della guerra in corso, serve per spiegare quale è il nostro impegno per la pace, nel nostro piccolo, in quel contesto.
In questi anni si sono conosciuti e sostenuti obiettori di coscienza ucraini che non hanno diritto di parola in un Paese in guerra e in diversi casi si trovano in carcere o in clandestinità perché un Paese in guerra non prevede l’obiezione
di coscienza. Mai si sono incontrati obiettori che non volevano fare nulla per il proprio Paese, ma, come insegna ancora Gandhi, non lo vogliono fare con l’uso delle armi. Da parte russa, esiste una opposizione al Governo, soprattutto
femminile, dal basso, non l’opposizione alta di magnati. L’opposizione femminile e/o femminista viene sistematicamente perseguitata dal Governo russo perché antinazionale nel tempo di guerra. Noi nel nostro piccolo la sosteniamo.
Nel 2022 abbiamo avuto l’occasione di compiere un solo viaggio fino a Kiev con Mean, Movimento Europeo di Azione non violenta, che con mezzi e capacità molto superiori ai nostri porta avanti una linea di azione non violenta, con appoggio
incondizionato all’Ucraina, in forte relazione con autorità religiose cattoliche, ma anche con municipalità ucraine, portando solidarietà diverse (donazioni di ambulanze piuttosto che di coperte per l’inverno piuttosto che altro,
accoglienze in Italia in estate di bambini da zone di guerra). Mean si impegna, soprattutto, presso il Parlamento Europeo e presso il Parlamento nazionale italiano perché si parli e si dia vita a Corpi civili di Pace per il dopo-guerra
in Ucraina. Ancora Mean sostiene e incentiva la creazione di gemellaggi tra città italiane e città ucraine, mettendo in contatto i diversi sindaci. Noi non dimentichiamo l’occasione che ci è stata offerta quando siamo andati a Kiev.
Ci sentiamo in sintonia soprattutto con il progetto dei Corpi civili di Pace e tutte le volte che riusciamo, anche se con piccole cifre, sosteniamo Mean, che è un’esperienza non violenta significativa secondo noi.
Più vicino, in provincia di Imperia, vivono molti Ucraini e soprattutto Ucraine, tra di loro ci sono almeno quattro sensibilità diverse degli Ucraini in patria oggi. Al momento per la serietà degli impegni abbiamo scelto di sostenere
le persone e le iniziative legate ad un sacerdote ucraino uniate che vive in provincia di Imperia e questa solidarietà si realizza in pacchi alimentari e sostegno a vacanze estive di bambini/e ucraini/e di sfollati in Italia (compresi
disabili). Si sono in questi anni stabili vincoli molto familiari di conoscenza e solidarietà.